Innanzitutto un chilo e mezzo di roba implica un fischio al facchino per trasportare il tutto a casa. Dopo di che giunge e spontanea la domanda: ma ne vale la pena? E' questo il punto. Perché per essere ripagato da tanta fatica e attesa (lasciamo perdere l'euro di spesa) qualsiasi lettore si stravacca sul divano augurandosi la crème degli editorialisti, gli scoop più allettanti, le indiscrezioni che cambiano la vita. E invece dopo trenta pagine di bellissima pubblicità (abbigliamento, accessori e cosmetici) ecco 15 righe striminzite della somma direttrice Michela Gattermayer che "confessa": "Perché Velvet? è il primo nome che mi è venuto in mente". Ma come, dozzine di pubblicitari si sono strizzati il cervello per partorire la testata e lei non solo se ne assume il merito, ma si dà pure le parvenze da genio? E allora anche la Mercedes classe A "Velvet", che guardacaso accompagna pubblicitariamente l'iniziativa", è anche una sua idea?
Digeriamo questi rospo e tiriamo avanti e troviamo il sommario. Bisogna però sorbirsi ancora pubblicità per arrivare a pagina 51 con, in esclusiva, la cronaca del set fotografico della modella di copertina, Bianca Balti, "strepitosa bellezza nazionale". E vabbè è solo l'inizio, penserete per consolarvi. Invece dopo un'altra ventina di pagine di bellezze platinate, il colpo di genio: "Benvenuti nell'era di Velvet", un "soffietto" al velluto qui presentato come "La stoffa del potere e del peccato". Un panegirico con dotte citazioni di velluto, da Churchill a Napoleone (assolutamente ignari del destino che avrebbero fatto le loro parole). Seguono una centocinquantina di pagine di "Tendenze", che sono poi pubblicità mascherata, comunque la si voglia mettere. Il meglio di questa sezione lo trovo a pagina 138 dove hanno fatto intendere a quindici persone "comuni" che il casco rivestito di pelo di montone (Prada a 1,200 euro) è una gran figata e gli hanno fatto fare la foto segnaletica con l'attrezzo in testa. Ma si può? Non sono riuscito di questo passo ad arrivare a pagina 578. Velvet ha fatto un volo dritto per dritto nella pattumiera che, non reggendo l'impatto ha rotto gli argini spargendo a terra tutto il suo contenuto. Maledetto velluto.
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"C'è un dirigibile marrone senza elica e timone dentro me...". Così cantavano quei mattacchioni degli "Elio e le storie tese", ma questa mattina il dirigibile che faceva bella mostra di sé nei cieli di Milano, da San Siro alla Fiera, non era marrone. L'enorme suppostone era tutto blu. Sull'aerostato elettorale campeggiava una indicazione politica molto chiara: "Vota Lega Nord".