L'ultima novità è la legge elettorale: è tornato a parlarne Fassino e An e Udc si sono subito dette interessate. Lo stesso la Lega. «Non solo accogliamo il suo invito, ma prenderemo un'iniziativa forte perché si faccia la più presto» ha detto Maroni al Corriere della Sera. Dell'avvicinamento a Prodi di Follini già si sa, Andreotti ha già fatto sapere che gli darà la fiducia (ma solo perché ha tolto i Dico), Pininfarina pure («Di sicuro ce la metterò tutta per essere a Roma in una fase così importante. E se come mi auguro ci riuscirò, questa volta voterò a favore», La Stampa). Quella delle elezioni anticipate è stata una vocina timida, una battaglia persa fin dall'inizio. Forza Italia non l'ha portata avanti come avrebbe dovuto limitandosi a generiche invettive tipo: "Niente Prodi-bis". Molti nell'opposizione non guadagnerebbero nulla in caso di elezioni anticipate (con Berlusconi ancora leader), così hanno preso tempo. Fini di fatto si è limitato a dire che il governo deve essere autosufficiente e non deve contare sui senatori a vita (cosa peraltro sottolineata anche da Scalfaro).
«Le ipotesi legittime e motivate di sperimentazione di una doverosa e più larga intesa di maggioranza, sostenute da alcuni componenti della Casa delle Libertà, non sono risultate sufficientemente condivise» ha motivato Napolitano. Berlusconi ha paura di essere messo nell'angolo tanto che ieri allo stadio ha buttato lì un «Andare al voto sarebbe una vittoria della democrazia: ma non ci lasciano andare a votare». Ma chi? Ma quando? La verità è che Berlusconi non riesce ancora a farsene una ragione di come abbia potuto sprecare una simile occasione. Tanto, si legge sul Corriere, non ha ancora organizzato la tradizionale cena del lunedì sera ad Arcore. Tiè
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