Povera Barbarella, tutte a lei. Benché a Roma si dica che la Palombelli e il marito, Francesco Rutelli, siano una vera e propria potenza, lei, giornalista in vista, piange miseria senza ritegno.
«Essere la "moglie di" comporta più rinunce che privilegi», racconta con aria presumibilmente affranta la Palombelli. E mentre lascia alla nostra sfrenata fantasia il compito di immaginare le dure privazioni alle quali è sottoposta la moglie di un vicepremier, la Palombelli fa la signora, da par suo, raccontando le miserie umane dalle quali è circondata.
«Le seconde o terze file della classe dirigente impazziscono per una tessera della Freccia Alata - ha dichiarato a Chi -, per un posto in tribuna allo stadio nella sezione autorità o un invito dalla principessa di turno. Ma ridurre la politica a queste piccole comodità è triste, provinciale: è l'aspetto minore del potere».
Ma certo, perché scomodarsi tanto per gli «aspetti minori del potere», quando ci si può avvalere di aspetti ben più sostanziali, come l'essere diventata (per bravura conclamata e null'altro, s'intende) prima firma prestigiosa di Repubblica, poi del Corriere e ora, in contemporanea, del Tg5, dove la Nostra ci ammannisce le sue lezioncine di morale intramuscolari, con l'aria di proferire chissà quale Verbo.
«Quando qualcuno solleva la questione del conflitto d'interesse, prima mi sento ferita poi, in fondo, questo mi costringe a ripensare continuamente al mio lavoro. E forse non è male» dice, in un soprassalto di finta modestia, la signora Rutelli.
Pensando poi di scoprire l'acqua calda, la Palombelli esibisce il suo «vero sogno di potere», quello che - crede lei - dovrebbe riscattarla ai nostri occhi: «Mi piacerebbe vivere sei mesi in campagna e sei mesi al mare - rivela -, circondata da nipoti e cani». Come le vere donne di potere, appunto, che di tanto in tanto indossano un paio di tacchi vertiginosi e presenziano a qualche party "in", convinte di essere delle martiri dalla vita durissima, con quelle scarpe strette.