giovedì, 30 novembre 2006

Ma ve le immaginate Alessandra Mussolini, Daniela Santanchè e Vladimir Luxuria che ramazzano una stanza sotto l'occhio vigile di un sacco di telecamere? Oppure Paolo Cento e Franco Grillini che scambiano quattro chiacchiere nell'anticamera del bagno? Il massimo sarebbe se Katia Belillo e la Mussolini regolassero definitivamente i conti aperti a "Porta a Porta" (vi ricordate la rissa sfiorata sotto gli occhi scioccati di Bruno Vespa?)... due pizze in faccia e via.

Tutto questo sarebbe fantascienza se non fosse che Enrico Papi (pompato dal successo de "La Pupa e il Secchione") e Fabrizio Rondolino (la mente del reality rivelazione dell'anno) ci stanno pensando sul serio. Un reality sui politici.  Piersilvio (Berlusconi, ovvio) sarebbe già d'accordo. I concorrenti (cinque parlamentari maschi e cinque femmine) dovrebbero convivere (c-o-n-v-i-v-e-r-e) sotto lo stesso tetto. Unica differenza col Grande Fratello è che, siccome si presume che questi signori abbiamo un bel po' da fare (per esempio pensare agli interessi di chi li ha votati), il reality durerà non più di due settimane. Sempre che non si scannino prima sui Pacs o su "meglio fascista che frocio"

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mercoledì, 29 novembre 2006
Benedetta Wikipedia. Provate a fare una ricerchina con le keyword: "provenienza + politici". Il risultato è sconcertante. La lista dei parlamentari che hanno cambiato casacca politica nel corso degli anni è infatti lunghissima. Bossi, per esempio: ora ha gettato l'ancora nel porto sicuro del centrodestra, ma alla fine degli anni '70 il senatùr, ora prontissimo a tuonare con Berlusconi contro i "comunisti", era membro nientemeno che del Pci. Non solo: prima di fondare la Lega Nord, si spacciava per ambientalista della prim'ora, facendo il "camicia verde" ante litteram. L'importante, del resto, era sbarcare il lunario: cosa non facile, per un sedicente medico mai laureatosi (nonostante i festeggiamenti in famiglia e la lieta novella diffusa tra amici e conoscenti). Come doveva cavarsela, l'astuto Bossi, se non provando ad arruffianarsi qualche partito a caso? E che dire di Roberto Maroni, anche lui ex Verde (ma guarda!) ed ex membro di Democrazia Proletaria, o di Borghezio, ex missino? Notevole salto della quaglia anche per tutti (e sono tanti) gli ex democristiani approdati sulle sponde dei DS, insieme con qualche ex repubblicano come Giuseppe Ayala (tanto la scusa è buona: c'è sempre qualche corrente a sinistra di qualsiasi posizione che giustifica i passaggi "interni"). E la Santanchè, oggi fedelissima di Fini dentro Alleanza Nazionale? Un tempo, il cuore della bella Daniela batteva per i Liberali. Più comprensibile, l'incetta di ex socialisti fatta da Forza Italia, che ha raccolto tra le sue fila Gianni Baget Bozzo, Stefania Craxi, Paolo Guzzanti, Micciché, Pecorella, Marcello Pera (che ha avuto anche un passato radicale!), Scapagnini, Taormina, Tremonti e Margherita Boniver, tra i nomi più nomi. Decisamente più eccentrico il salto mortale di Giuliano Ferrara, ex Pci "de fero" con trascorsi familiari nel partito e infanzia vissuta a Mosca, ora sodale dell'anticomunista per eccellenza, Berlusconi. Analogo percorso hanno compiuto Franco Frattini, forzitaliota un tempo firma de Il Manifesto, Sandro Bondi e Renzo Foa. Tra gli azzurri del Berlusca, troviamo addirittura attivisti extraparlamentari dell'estrema sinistra ed ex demoproletari, come Aldo Brandirali (già leader della formazione maoista Servire il popolo e membro del CDU), Massimo Caprara (ex-Il Manifesto), Antonella Maiolo, Tiziana Maiolo (ex-Il Manifesto, poi Rifondazione Comunista con doppia tessera del Partito Radicale), Gianfranco Miccichè (ex-militante di Lotta Continua) e Gaetano Pecorella (già membro di Soccorso Rosso ed ex-candidato alle regionali per Democrazia Proletaria). Poi ci sono quelli che si "sposano" due-tre volte, «perché nel matrimonio ci credo». I tipi alla Formentini, per intenderci, che prima si sono innamorati di Craxi, poi di Bossi e infine di Rutelli (egli stesso radicali con doppia tessera PSDI negli anni '80), in un crescendo estetico. O alla Tiziana Parenti, che abbandonata la toga s'è buttata tra le braccia di Forza Italia prima, dello SDI poi e infine della Margherita, fino al prossimo giro. Ma è nell'Italia dei Valori che si trovano i supercampioni di trasformismo politico. Leoluca Orlando, per dirne uno: è passato, nell'ordine, dalla DC, a La Rete, è stato membro dei Democratici e poi della Margherita. Nella trafila La Rete-Democratici-Margherita, l'ex sindaco di Palermo è in (buona?) compagnia con Salvatore Giacalone, Fabio Giambrone, Mario Occhipinti, Giuseppe Taverna, Aniello Formisano e Santo Armaro: gli ultimi due addirittura ex comunisti. Del resto non è senza peccato il loro capopolo, Antonio Di Pietro, che un tempo sosteneva Dc e Psi, prima di dare un contributo decisivo alla loro fine sulla scena politica, dove ora lui stesso ha conquistato un posto di rilievo. Insomma, ce n'è per tutti i gusti, all'insegna dell'italicissimo "ca' s'ha da fa' ppa' campà".
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mercoledì, 29 novembre 2006
Trenta milioni di sterline sono una bella cifra, soprattutto se sei il cocco del padrone della baracca. Meglio principe onorario alla corte di Berlusconi o signorotto a Londra nel regno Abramovich? Andriy Shevchenko se lo starà chiedendo e richiedendo in questi giorni. Perché adesso Mourinho, l'allenatore cattivo che non guarda in faccia nessuno, si è stancato di aspettarlo e ha già trovato un altro bomber. Tragedia. Quando Sheva decise di lasciare il Milan, dopo sette anni di onoratissima carriera, per passare al Chelsea non lo fece solo per soldi  - disse lui - ma anche perché voleva che il suo primo figlio imparasse l'inglese a Londra. Pensa un po'. I più maligni in realtà insinuarono che dietro tutto questo c'era lo zampino laccato della moglie Kristin che, stanca dell'ambiente un po' provincialotto della Milano da bere, avrebbe messo Sheva alle strette: voglio spiccare il volo, voglio diventare come le Wags (mogli o fidanzate di un calciatore inglese), voglio fare quello che faceva Victoria Beckham. Berlusconi ci rimase male ma, come avrebbe fatto un padre, lo lasciò andare. Risultato? Shevchenko è depresso, non segna, i compagni lo ignorano (alla festa per i suoi 30 anni è dovuto intervenire Abramovich sennò non ci andava nessuno), i tifosi lo fischiano, i giornali lo attaccano, Mourinho non lo vuole più. Vai a fidarti delle donne...
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venerdì, 24 novembre 2006

Doveva essere la sconfitta del governo di Prodi. Tutto quell'inveire sulla fiducia - proprio loro che l'hanno messa almeno 3 volte nell'ultimo mandato - e alla fine la Finanziaria è passata lo stesso, nonostante qualche isolata defezione tra i banchi del centrosinistra e con l'ininfluenza del voto dei senatori a vita.

Certo, si potrebbe dire che colpisce tutta questa esultanza da parte dell'Ulivo, perché dovrebbe essere scontato che il governo sia in grado di portare avanti la propria azione legislativa grazie alla maggioranza ma - dopo tutto il parlare degli ultimi tempi - tant'è.

A risultare stonata è invece l'assenza del centrodestra. Pare che Berlusconi ci stia malissimo. «Ma come faccio a chiedere ai senatori del centrosinistra di venire da noi se nemmeno i nostri si prendono il disturbo di votare contro il governo? Quelli giustamente restano alla finestra e aspettano di vedere come ci comportiamo. Di questo passo la crisi la rischiamo noi». Chi ha raccolto lo sfogo del Cavaliere, prontamente riportato da Repubblica, pare abbia assicurato che Silvio non ce l'aveva affatto coi suoi, ma sia ormai rassegnato. Che è peggio ancora.

I sospetti nella Casa delle Libertà iniziano a circolare, ancora più delle voci. Sembra il centrista Antonio De Poli (che ha mancato molte sedute per malattia da settembre, e avrebbe fatto meno danno a restare a casa anche ieri) abbia premuto il pulsante sbagliato; forse non l'unico visto che pure Malan (Forza Italia), due banchi più sotto, subito dopo si è coperto il viso con le mani e ha iniziato a scuotere la testa. Qualcuno, ma ormai è leggenda, ha sentito Schifani dire a Iorio: «Ho visto che non hai votato. No, no, non mi devi spiegare nulla: è tutto molto chiaro», mentre Rotondi minacciava un collega - «Ti do quattro minuti per chiedermi scusa, poi parlo alle agenzie»  - e Storace confessava: «La mattina tentiamo le spallate, la sera torniamo a casa con una gomitata in faccia».

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giovedì, 23 novembre 2006
E brava Cesarona Buonamici. La nostra giornalista d'assalto (ai buffet delle cene "in"), con l'occhio vitreo e l'aria da casalinga disperata (poco) e tracagnotta (alquanto), è stata beccata con le mani nella marmellata. O meglio, con le mani sulle slot-machine.
La doppiobusto del Tg5, coinvolta nell'inchiesta che ha portato all'arresto di Vittorio Emanuele di Savoia, è stata messa in castigo dal Consiglio dell'Ordine dei giornalisti del Lazio, che l'ha sospesa per sei mesi. Ma la vera notizia è la sospensione della vicedirettrice (niente meno!) del Tg5, compagna di bisbocce del direttore Rossella, altra gran mente del giornalismo capitolino espertissimo in giacche di cashemire e scarpe da mille euro e passa, o piuttosto il silenzio e la complicità imbarazzante che hanno lasciato la Buonamici alla guida di una testata di quella portata?
Che la signora passasse il tempo libero ad apparecchiare per sua maestà l'erotomane Savoia, a intrallazzare a destra e manca e far pubblicità col proprio nome (ma non era contrario ai principi della deontologia?) alle cianfrusaglie che produce in società col fratello (Cesare anche lui!), era risaputo.
Andate all'Esselunga, reparto shampoo e affini, oppure cercate sugli scaffali delle bottiglie di olio: eccola lì, l'ex intoccabile Cesara, con i suoi prodottini super-costosi e finto-naturali.
Sei mesi in castigo, povera: andrà a sollazzarsi al sole da qualche parte e poi tornerà in pista, pronta a rimettere mano ai suoi affari, a frequentare salotti bene e a far quattrini sottobanco.
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venerdì, 17 novembre 2006

Un sondaggio sulla televisione ha rivelato che la conduzione di tg e programmi di intrattenimento è monopolizzata dal sesso femminile con una percentuale vicina addirittura al 70%. E  i conduttori uomini, messi in minoranza, si sentirebbero discriminati.

Il Centro Studi Televisivi Sitcom ha fatto un monitoraggio su 50 tra edizioni di tg e trasmissioni in onda sulle televisioni nazionali, locali e satellitari e ha intervistato 50 anchormen. Risultato: la tv nazionale  sarebbe sempre più colorata di rosa, se è vero che addirittura il 70% di tg e programmi di intrattenimento è monopolizzata dal sesso femminile. E i presentatori maschi, in minoranza, si sentirebbero sempre più discriminati, o come dice Brachino “ un’etnia in via di estinzione”….

In realtà, sul campione di intervistati,  il 39% dichiara di non temere la supremazia delle donne in tv;  un 22% attribuisce alla bellezza e avvenenza il crescente successo femminile; un altro 22% al fatto che le donne dimostrano al pubblico di essere più preparate, mentre secondo il 14% sarebbero meno contaminate dai giochi di potere. Per un  restante  19% infine  si  tratterebbe di una situazione che rispecchia semplicemente l'attuale società italiana, in cui il sesso femminile si sta sempre più affermando in tutti i campi.

Chissà cosa ne pensano le giornaliste donne di questi risultati lusinghieri nei loro confronti. Non sarebbe male sentire il commento delle varie Parodi, Buonamici, Leoni, Busi, Guarnieri, Senette e via dicendo. Certo è che alcune appaiono scettiche, come la giornalista sportiva Paola Ferrari  che parla di supremazia di facciata: ''in tv sono sempre gli uomini a decidere i palinsesti, a fare i direttori di rete''. Come dire:  supremazia per modo di dire, se poi a decidere, dall’alto, sono sempre loro….

 

 

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venerdì, 17 novembre 2006
lupaBellissima questa notizia che sulle colonne di Repubblica online ci regala Adriano La Regina: la scultura della Lupa, il simbolo di Roma, sarebbe un'opera medievale e non del V sec. a.C. Accidenti, mica una manciata di anni, ben un millennio di differenza! Eppure, come spiega lo stesso ex sovrintendente ai beni archeologici di Roma (oggi esimio professore di etruscologia alla Sapienza) i metodi di fusione usati nell'antichità erano sostanzialmente diversi da quelli, molto più raffinati in uso nel Medioevo. La rivelazione, fatta oggi, ha del grottesco perché l'opera deve essere passata al setaccio di decine di studiosi e restaturatori i quali avranno pure espresso dubbi in merito alla "antichità" dell'opera. E comunque se così è, aggiorniamo i libri d'arte e le guide turistiche con tante scuse per aver preso un granchio. Forse un giorno scopriranno, sotto il basamento, una scritta piccola, piccola: "Made in China" e tutta Roma riderà.
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venerdì, 10 novembre 2006
"C'è tutto in mondo Velvet intorno a noi. E dentro di noi": Ma che vorrdì? Direbbe Montesano. Vorrdì, vorrdì, dicono furbescamente quelli del nuovo mensile di Repubblica che, dato il suo peso, ha rischiato di sfondarmi la scrivania. Preceduto da un battage a colpi di paginoni eccolo finalmente tra noi ed è con ansia che sfogliamo per leggere, guardare, capire.

Innanzitutto un chilo e mezzo di roba implica un fischio al facchino per trasportare il tutto a casa. Dopo di che giunge e spontanea la domanda: ma ne vale la pena? E' questo il punto. Perché per essere ripagato da tanta fatica e attesa (lasciamo perdere l'euro di spesa) qualsiasi lettore si stravacca sul divano augurandosi la crème degli editorialisti, gli scoop più allettanti, le indiscrezioni che cambiano la vita. E invece dopo trenta pagine di bellissima pubblicità (abbigliamento, accessori e cosmetici) ecco 15 righe striminzite della somma direttrice Michela Gattermayer che "confessa": "Perché Velvet? è il primo nome che mi è venuto in mente". Ma come, dozzine di pubblicitari si sono strizzati il cervello per partorire la testata e lei non solo se ne assume il merito, ma si dà pure le parvenze da genio? E allora anche la Mercedes classe A "Velvet", che guardacaso accompagna pubblicitariamente l'iniziativa", è anche una sua idea?

Digeriamo questi rospo e tiriamo avanti e troviamo il sommario. Bisogna però sorbirsi ancora pubblicità per arrivare a pagina 51 con, in esclusiva, la cronaca del set fotografico della modella di copertina, Bianca Balti, "strepitosa bellezza nazionale". E vabbè è solo l'inizio, penserete per consolarvi. Invece dopo un'altra ventina di pagine di bellezze platinate, il colpo di genio: "Benvenuti nell'era di Velvet", un "soffietto" al velluto qui presentato come "La stoffa del potere e del peccato". Un panegirico con dotte citazioni di velluto, da Churchill a Napoleone (assolutamente ignari del destino che avrebbero fatto le loro parole). Seguono una centocinquantina di pagine di "Tendenze", che sono poi pubblicità mascherata, comunque la si voglia mettere. Il meglio di questa sezione lo trovo a pagina 138 dove hanno fatto intendere a quindici persone "comuni" che il casco rivestito di pelo di montone (Prada a 1,200 euro) è una gran figata e gli hanno fatto fare la foto segnaletica con l'attrezzo in testa. Ma si può? Non sono riuscito di questo passo ad arrivare a pagina 578. Velvet ha fatto un volo dritto per dritto nella pattumiera che, non reggendo l'impatto ha rotto gli argini spargendo a terra tutto il suo contenuto. Maledetto velluto.
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categoria:pubblicitĂ , repubblica velvet magazine mensi
mercoledì, 08 novembre 2006
Il dominio dei Furbetti
Forse per nostalgia di quell'estate indimenticabile, forse per evitare nuove prese in giro da parte dei media al maritino Stefano Ricucci, Anna Falchi ha fatto registrare il sito Furbettidelquartierino.it. Titolare e admin-c del sito è il fratello Sauro, a nome della ditta di famiglia, la Palomina Srl, realtà attiva nel settore musicale che nel 2005 ha registrato un fatturato di 104.577 euro e un utile di 15.151. Lo ha scoperto il quotidiano "Milano Finanza" che ha ricondotto la Paolomina alla madre finlandese di Anna, l'amministratore unico Kaarina Sisko Palomaki.
Dalle visure camerali viene anche fuori che la Palomina è azionista al 25% della A Movie del cognato di Ricucci che alla fine del 2005 segnava una perdita operativa di 1,4 milioni di euro e che in Bim fiduciaria è il socio di riferimento (con il 55%). La cosa strana è che invece il dominio Stefanoricucci.it è ancora disponibile. Sarebbe interessante registrarlo per la Storia, e pubblicare l'archivio completo delle prodezze estive dei furbetti. Ah, come era bello scalare banche e quotidiani in quella mitica estate del 2005!
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martedì, 07 novembre 2006
E sarebbe questo lo scandalo Rai?
Mentre sullo scandalo di vallettopoli è calato il silenzio e la Gregoraci ha ormai fatto carriera, mentre il Governo di centrosinistra ha fatto esattamente quello che hanno fatto i precedenti governi e si è impossessato della Rai, mentre l'informazione tv è sempre più prona al potente di turno, mentre milioni di cittadini pagano un canone senza avere in cambio un buon servizio, ecco cosa ha dichiarato un ministro della Repubblica. Vannino Chiti, ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali, se la prende con uno tra i più innocui programmi Rai, "Affari tuoi": "Trovo francamente scandaloso, da un punto di vista morale, che la televisione pubblica dia premi miliardari in competizioni che non richiedono alcuna o scarsissima abilità e conoscenza" ha detto il ministro diessino, già presidente della Regione Toscana. Flavio Insinna

Chiti, durante la presentazione di un libro da lui scritto, a due mani, con il figlio Marco, "Nostalgia del domani", edito da Giunti, ha fatto il paragone con ciò che accadeva ai tempi della famosa trasmissione a quiz "Lascia o Raddoppia": "Da quella trasmissione - ha osservato il ministro - proveniva un messaggio del tutto diverso e cioè, tu studi, cerchi di imparare e poi, magari anche aiutato da un po' di fortuna, vinci e vieni premiato per ciò che sai. Oggi invece si concedono premi a chi indovina se una scatola è piena o vuota: è un messaggio diseducativo e si danno premi sostanziosi con il denaro di chi paga il canone pubblico a persone arrivate in quella trasmissione solo perché qualcuno le ha aiutate ad arrivare lì e perché siamo stati fortunati nell'indovinare se una scatola è piena o vuota". Qualcuno chi? Se il ministro sa qualcosa, faccia i nomi, dica chi è che ha vinto abusivamente. Se ci sono raccomandati ai quiz dica chi sono. "Eppure - ha concluso Chiti - c'è una grande domanda di conoscenza cui la televisione pubblica dovrebbe rispondere. Lo dimostra come fosse ogni sera piena, questa estate a Firenze, piazza Santa Croce, dove Benigni declamava Dante e lo faceva capire a tutti con grande facilità". Attendiamo che il ministro si esprima su trasmissioni trash come "Il treno dei desideri" o "La vita in diretta". Magari in occasione della promozione del prossimo libro... 
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giovedì, 02 novembre 2006
Poco meno di un mese fa ha chiuso i battenti la redazione romana di Telepace, l’emittente romana nata “per un intervento speciale della Divina Provvidenza”, votata ai valori del cristianesimo. La motivazione, come spiegato dal direttore monsignor Todeschini, è la carenza di fondi. La Divina Provvidenza si è data alla macchia: le offerte dei telespettatori si sono ridotte dell’80%. Bilancio canta, così non si può andare avanti.

La verità invece sarebbe un’altra: da tempo è in atto un braccio di ferri tra
 redattori e azienda. Il motivo? Le condizioni lavorative: arretrati non pagati, lavoro nero. Tutto comincia quando i giornalisti, stanchi di tutto ciò, iniziano ad avanzare le loro rivendicazioni: a quel punto scatta il mobbing. Secondo il sindacato, l’Fnsi, con la chiusura i bilanci non c’entrano nulla: è una semplice ritorsione contro questa redazione “ribelle”, mentre restano funzionanti le atre tre sedi.

Lo stato Vaticano mette le mani avanti e prende le distanze: «La tv è autonoma». Ma il collegamento con la Santa Sede e Telepace esiste, e ha un nome: l’AD Stefano D’Agostini, definito come un autentico padre-padrone. Un articolo de La Stampa di oggi fornisce ulteriori dettagli sul tetro clima che avvolgeva la redazione romana: telefonate intercettate, insulti, violenze psicologiche, umiliazioni. E, udite udite, assemblee farsa convocate dai vertici aziendali per discutere sulla sessualità di alcune giornaliste e stabilire se fossero o no vergini. Le stesse giornaliste erano poi escluse dalle telecronache papali ed emarginate. In particolare la delegata sindacale è stata sommersa di lettere di richiamo e provvedimenti disciplinari per le accuse più ridicole, come quella di aver bestemmiato. Ma ci rendiamo conto?
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