Settant'anni decisamente ben spesi, quelli di Berlusconi, che ha costruito città, fondato un impero televisivo-pubblicitario, guidato grandi magazzini e assicurazioni, presieduto una squadra di calcio trionfante, accumulato un patrimonio da capogiro, fatto più volte il presidente del Consiglio, schivato qualche condanna e ammaliato con le sue doti da ospite perfetto i capi di Stato più influenti.
Come potremmo quindi, noi, rendergli il giusto omaggio per il suo compleanno tondo tondo? Abbiamo pensato di fare un piccolo album dei ricordi, un catalogo (necessariamente breve e incompleto) di alcune sue famose performance.
Come quando dichiarò in maniera perentoria che non si sarebbe mai più seduto allo stesso tavolo con Umberto Bossi (invitato settimanalmente a cena ad Arcore...).
O come quando, nei panni del produttore cinematografico, cercò di ingaggiare un deputato europeo per la parte del kapò.
Come dimenticare il rapporto di amore-odio del Cavaliere con la lingua inglese? Ce l'ha illustrato efficacemente alle Nazioni Unite.
Ma ci ha tenuto a ribadirlo accanto al suo amico George W. Bush, esibendosi in un elogio della bandiera Usa («Nos onli e fleg ov e cauntri, bas is e iuniversal meseg of fridom ev dimocrasi»).
Negli ultimi anni Berlusconi ha avuto qualche problema con la sinistra italiana. Soprattutto con quella che governa i media.
Ma anche con quella "marmaglia" che nelle cabine elettorali sceglie in versante opposto.
Eppure lui ha restistito e perseverato, non si è fatto intimorire dalle provocazioni, neppure le più meschine.
E neppure si è irritato per le parodie più selvagge, forse stimolate dai suoi racconti da gran gigolò.
Lui ha retto finora e niente paura (hai letto bene!), a settant'anni «possiamo farcela anche questa volta».
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