mercoledì, 23 agosto 2006
Prima del rapimento in Niger, durante un'escursione sul lago Ciad, i turisti italiani partiti per l'Africa hanno avuto un viaggio davvero avventuroso. E lo raccontano in tre lingue sul sito Sahara.it, dell'organizzatore Claudio Chiodi, uno dei 21 turisti sequestrati. Lo stesso Chiodi il 19 agosto dal Ciad scrive: «[...] Ripresa la via siamo stati bloccati da un "mezzo esercito" armato sino ai denti che avvistatici, ha spianato i fucili ed armato un bazooka: solo l'intervento provvidenziale del nostro capo – che ancora non sappiamo cosa abbia detto loro per tranquillizzarli, ma tutti facevano dei gran sorrisoni – ha consentito di risolvere la situazione ed alla fine sembrava un breefing fra amici». Dal Ciad al Niger evidentemente gli incontri con le bande armate si sono fatti più pericolosi e infatti a quanto pare i turisti sarebbero finiti letteralmente in mutande, rapinati e sotto la minaccia delle armi. Sulla scomparsa di due di loro è ancora giallo e non si hanno ancora notizie ufficiali, ma sembra stiano tutti bene. Lo ha assicurato Claudio Zapparoni, fratello di Bruno, uno dei 21 turisti finiti nelle mani dei predoni al confine con il Ciad. «È gente esperta, attrezzatissima - ha raccontato Zapparoni, vicentino, - provvista di satellitari, scorte di acqua e benzina che parte con il fuoristrada e va a farsi le ferie nel deserto prendendo tutte le precauzioni necessarie: a parte il fatto che li hanno rapinati di ogni bene sono tutti in buone condizioni di salute». Zapparoni non ha però saputo indicare se il fratello sia tra i due escursionisti che con cui l'Unità di crisi della Farnesina non è riuscita a mettersi in contatto, dopo il rilascio degli altri 19. Vada per lo spirito di avventura, ma quanto ci costano i turisti imprudenti?
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martedì, 22 agosto 2006
Alla fine la Juventus la farà franca. Lo pensano tutti, lo dicono in molti. Immaginare i bianconeri in Serie B a meno 17 punti è una penalizzazione che la squadra proprio non accetta. E neppure i tifosi. C'è già quindi chi teme che le reazioni saranno forti, al punto da creare problemi di ordine pubblico. La segreteria provinciale del Sindacato autonomo di polizia di Torino afferma in una nota: "È legittima la decisione della società calcistica Juventus di rivolgersi al Tar per tutelare i propri interessi e le proprie ragioni. Altrettanto legittima, però, è la nostra preoccupazione per le conseguenze sul piano dell'ordine pubblico, perché le frange violente del tifo potrebbero prendere a pretesto le decisioni della magistratura amministrativa per alimentare un clima di scontro e incidenti. Non è nostro compito o intenzione entrare nel merito delle vicende sportive e giudiziarie - afferma il sindacato - ma certamente non possiamo non esprimere preoccupazione per una situazione che, ancora una volta, rischia di ripercussioni gravi sulle donne e sugli uomini che, soprattutto in una città come la nostra, sono quotidianamente impegnati per garantire l'ordine e la sicurezza pubblica". Il sindacato di polizia chiede inoltre "che le istituzioni, a partire dal Governo nazionale, non lascino la patata bollente in mano alle società sportive, ai tribunali e ai tifosi, perché con l'inizio del campionato alle porte la situazione rischia di diventare esplosiva. Servono risposte anche e soprattutto sul piano normativo per garantire il regolare svolgimento dei campionati di calcio professionistici e per impedire che la situazione, sul piano dell'ordine pubblico, possa degenerare". Hai visto mai che, con la scusa dell'ordine pubblico, la Juve tornerà in serie A con una penalizzazione ridicola?
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categoria:juventus, tar , calciopoli, ricorso
lunedì, 21 agosto 2006

Nel 2004 è entrato nel Guinness dei primati grazie alle sue 16mila e passa apparizioni "kamikaze" sul piccolo schermo, ma questo primato è riuscito a bissarlo anche nel 2006.

Gabriele Paolini, terrore di telecronisti e intervistatori, molestatore di uomini politici e di Stato, ha infatti raggiunto - in 10 anni di "inquinamento mediatico" - il poco invidiabile record di 20mila passaggi televisivi per promuovere l'utilizzo del condom.

Un gruppo di ammiratori lo festeggerà il prossimo 23 agosto a Torgiano, in provincia di Perugia, in una discoteca appositamente riservata per l'evento. Il tema sarà incentrato sull'impegno del molestatore contro "i pedofili infami".

Passando di record in record non si può non citare la magnificazione ricevuta dal critico Aldo Grasso: «È un elemento mediatico unico al mondo». Alla faccia di chi lo critica aspramente e di chi lo teme ottenendone poi, magari, qualche vantaggio in termini di ascolto!

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martedì, 08 agosto 2006
Aveva solo due anni quando fu riconosciuto come l'incarnazione del Lama Thubten Gyatso, ma adesso che ne ha 71 non ne vuole più sapere: «Basta con questa mania della reincarnazione».
Ma come? Ormai anche noi occidentali, restii a credere a queste manifestazioni del soprannaturale, avevamo familiarizzato con queste storie di bambini straordinari, che riconoscono la ciotola usata nella vita precedente e ora l'attuale Dalai Lama viene a dirci: «Sarebbe bene cercare il mio successore tra la comunità monastica in esilio. Come fanno i cattolici a scegliere il Papa, insomma»?
Con tutto il rispetto, Tenzin Gyatso, che già aveva annunciato in passato «Non mi reincarnerò in Tibet», deve avere qualche motivo nascosto per dare lo stop all'antico rito di individuazione del nuovo Dalai Lama. Oppure, semplicemente, il suo è puro scetticismo.
E' probabile che Tenzin Gyatso non creda nella serie di prove attraverso le quali sono sempre state individuate le reincarnazioni dei grandi Lama. Sa che sulle spalle di chi verrà dopo di lui cadranno pesanti responsabilità: «Sono un semi pensionato - ha dichiarato -. Ho portato il mio popolo fuori dal nostro paese e ho cominciato il movimento per riavere indietro la nostra madre patria. Il mio successore dovrà raggiungere questo obiettivo».
Forse Tenzin Gyatso ha il timore che una scelta - come dire, casuale? Irrazionale? Basata su oscure divinazioni e segni dall'interpretazione equivoca - possa innalzare al ruolo di guida spirituale dei tibetani una persona inadatta. «I lama più anziani dovrebbero riunirsi per nominare uno in mezzo a noi come nuovo Dalai Lama. Il tempo per noi ormai è giunto. La nostra richiesta è l'autonomia per il Tibet, per preservare e seguire la nostra religione, la cultura e l'ambiente».
Sarà, però dopo questa mazzata su una delle più suggestive tradizioni religiose, che cosa rimane, se non una rivendicazione legittima, non c'è dubbio, ma prettamente politica e quindi secolare?
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