lunedì, 24 luglio 2006
Vada per il Gay Pride (quasi ogni città ne vanta almeno uno). E vada pure per il Gay village (fresca la polemica seguita al trasferimento di quello romano nel quartiere dell’Eur). Ma non è forse un tantino eccessiva la richiesta di una intera area pedonale per gli omosessuali?
Questa infatti l’appello rivolto a Veltroni da parte della sezione romana dell’Arcigay. Parola di Fabrizio Marrazzo, suo presidente: «Facciamo appello - scrive in un comunicato- al Sindaco Veltroni ed al Presidente del Municipio I Lobefaro per sperimentare un isola pedonale temporanea, senza veicoli in sosta, nei fine settimana, nell'ultimo tratto di via di San Giovanni in Laterano, prima dello sbocco sotto il Colosseo».
«Un´area gay sul modello del Maree a Parigi, della Cheqa a Madrid e di tante altre grandi città e capitali europee. Un´area dove la comunità omosessuale possa dialogare, incontrarsi e confrontarsi con la città».
Perchè proprio quella zona? "Perché è lì che si concentrano molti gay e lesbiche romani, richiamati dai locali della zona". Fanno sapere dall'Arcigay. Ora: giustissimi il desiderio e la volontà di rivendicare propri spazi in cui potersi incontrare. Ancora più sacrosanto il diritto di combattere qualunque forma di violenza omofoba (vedi la recente cerimonia per ricordare Paolo Seganti, ucciso lo scorso anno nel Parco delle Valli), ma non ci pare che nessuna strada o piazza siano mai stata riservate alle casalinghe o ai pensionati, tanto per citare due categorie – spesso discriminate - a caso.
Tra l’altro, così facendo, non si correrebbe il rischio di ghettizzare la città? Dopo il quartiere cinese, quello africano, arriverebbe anche quello gay. E alla fine anziché muoversi verso la comune e civile convivenza si finirebbe per separare ancor più - fisicamente - quello che spesso in molti di noi è già troppo separato mentalmente.
lunedì, 17 luglio 2006
Dopo il test d'avvio di Grimilde, talk show andato in onda a giugno su Italia1, la Pariettona nazionale si appresta al gran ritorno sulle reti Rai con un nuovo reality, Wild West, che sarà sugli schermi a settembre.
E menomale: erano otto anni che la showgirl si lamentava a scadenza fissa, nelle interviste, di non avere uno spazio televisivo tutto suo.
Ma come si permettevano, i dirigenti incravattati e incompetenti, di dimenticare il genio, la verve, la dialettica tagliente e il fine umorismo della Nostra?
Ora che l'hanno accontentata, ancor prima di dar prova di sé sul campo, come si dice, l'incontinente opinionista tuttologa si loda e s'imbroda da sé, raccontando a La repubblica che quando parla lei «da Vespa o da Chiambretti, lo share si impenna. A Porta a porta sono andata sessanta volte, sempre ben preparata - aggiunge la Parietti -: ho litigato con uno della Cnn, ho parlato di Boutros Ghali, ho ricevuto i complimenti della signora Ciampi».
Figuriamoci. Più penosi degli interventi esagitati e presuntuosi di Alba, c'erano solo certi suoi risibili balletti, che neanche le Lecciso nelle peggiori performance.
Ma la Signora se ne frega, tanto «il mio livello di popolarità - afferma con gran sicurezza - è del 98%». Ah, davvero? Ma dove mai, chi e quando ha tirato fuori dal cilindro queste percentuali da capogiro? Strano.
Qualcuno ricorda davvero queste memorabili presenze televisive della Parietti? Una frase che sia rimasta scolpita? Un programma da lei condotto in passato che abbia lasciato il segno?
Qualcosa insomma che giustifichi la presunzione esibita ora e l'ansia con la quale noi tutti, telecomando alla mano, non aspetteremmo altro che di rivedere in Tv la signora Coscialunga, memoria corta?
Ma soprattutto: com'è che, pur potendo disporre di una presentatrice capace di fare ascolti record, per anni sia Rai che Mediaset l'hanno lasciata fare la muffa? Nemmeno La7 l'ha corteggiata. E ora che la rispolverano dall'antitarme e la tolgono dall'armadio, le affidano la conduzione di un imperdibile e originale reality ambientato in Arizona, nel quale i concorrenti dovranno accudire una mandria di mucche e vendere il bestiame.
Una minestra riscaldata, insomma. Una copia carbone de La fattoria. Però qui la conduttrice promette uno stile inedito, mai visto: «Cercherò di tirare fuori la vera personalità dei concorrenti - annuncia la Parietti in pompa magna -, il loro lato oscuro e quello meraviglioso». E questa solfa, invece, dove l'abbiamo già sentita?
Speriamo che la signora Parietti si accorga in fretta, come altre prima di lei, che la sua vera strada è la politica. Con percentuali di gradimento così alte, ci vuol niente a essere elette alle prossime politiche. Una legislatura in Parlamento, la pensione e così sia. Sempre che una tale mente non ce la ritroviamo alla Presidenza della Camera, a reggere un ministero e, perché no, data l'ambizione senza confini, anche alla Presidenza della Repubblica.
domenica, 09 luglio 2006
Verrebbe da dire: comunque vada, sarà stato bellissimo. Perché arrivare fin dove siamo arrivati, ammettiamolo, è stata un'impresa. Il fardello che Lippi e i suoi ragazzi si sono portati dietro da casa era pesante, pesantissimo. Franz Beckenbauer ci aveva accolto in Germania alla grande: «L'Italia pagherà in campo gli scandali». I suoi connazionali poi hanno pensato a rincarare la dose con titoli offensivi, di quell'astio gratuito che ti leva gli schiaffi dalle mani. Gliela abbiamo fatta pagare noi in realtà, ma questo è già storia. Una Finale mondiale cancella tutto: Moggi, la Serie B, i punti di penalizzazione, le intercettazioni e Paparesta chiuso negli spogliatoi. Una Finale mondiale si racconta ai nipoti, per questo vale la pena viverla. Comunque vada, verrebbe da dire. Anzi, soprattutto se...