martedì, 20 giugno 2006

In realtà c'ha già pensato da solo a farsi venire qualche dubbio: «Forse ci voleva uno come Inzaghi», ha mormorato a mezza bocca dopo il pareggio con gli Stati Uniti. Dai Lippi dai. Ci siamo quasi, puoi farcela. Anche perché, quella di giovedì pomeriggio, potrebbe essere la tua ultima occasione di dimostare al mondo e a quei tifosi che non ti vogliono da ben prima di Calciopoli e dell'affaire "tuo figlio procuratore di Zaccardo" (a volte il destino è proprio cinico e baro!), di dimostare che non solo sai fare scelte coraggiose (tipo lasciare Inzaghi in panchina?) ma che certe volte ci azzecchi pure. Come quando, col Ghana, hai buttato dentro Iaquinta. Diciamo la verità, non vorremmo essere nella tua tuta azzurrina, costretto a giocarti (quasi) il tutto per tutto in 90 minuti con Totti a mezzo servizio, Toni che non si sblocca e una squadra da sistemare. Meglio Gilardino (vuoi che non abbia in serbo il bis?) oppure Iaquinta (chissà cosa combinerebbe se lo metti in campo dal primo minuto?) oppure Inzaghi (uno che difficilmente buca le grandi occasioni e che ha voglia di spaccare in due il Mondiale?). Per esorcizzare le tensioni dell'attesa preferiamo fare le cose alla nostra maniera, all'italiana, buttandola sulla chiacchiera da bar. Secondo noi dovrebbero giocare Toni e Inzaghi, con Totti qualche metro più indietro. La terza chance non si nega a nessuno, figuriamoci la prima...

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lunedì, 05 giugno 2006
Ci risiamo. L’arrivo della bella stagione lo si riconosce fondamentalmente da tre cose: il "martellamento" delle pubblicità (in radio, tv e per strada) su costumi, creme abbronzanti, viaggi e vacanze;  il proliferare di minigonne, infradito e gambe abbronzate e la puntuale "campagna anti-ombelico" portata avanti da qualche preside, parroco  o monsignore vario.

Il 16 agosto del 2002 era stato tale Domenico Stabia, parroco della Chiesa Santissima Trinità di Potenza, a lanciare durante la messa il  suo anatema: «basta con ombelichi in bella vista che fuoriescono da camicette e t-shirt di una taglia in meno».

L’anno successivo il vicepreside di una scuola riminese aveva caldamente sollecitato al "decoro" gli studenti. Attraverso una circolare che li invitava  ad usare un abbigliamento più dignitoso che coprisse ombelichi e nudità varie.

In America  (dove se non esagerano non sono contenti)  nel 2004 una studentessa ribelle, che si rifiutava di coprire l'ombelico in classe era addirittura finita in cella.

Quest’anno è toccato a tale Don Felice, parroco di San Martino di Cinisello Balsamo che ha pensato bene di invitare al decoro attraverso cartelli  affissi in bella vista all’entrata della sua chiesa. Con messaggi del tipo: "Dio conosce ogni cosa di te senza che tu glielo ricordi: non mostrare l’ombelico in chiesa” o ancora:  “Dio conosce il tuo ombelico da prima che tu nascessi: non serve mostrarglielo ogni domenica”.

All’inevitabile curiosità dei media il prete, alquanto indispettito, ha risposto dicendo che si trattava di un “gesto spiritoso” per invogliare al rispetto chi entrava nella casa del Signore. E che non si spiegava  tutta questa curiosità mediatica. «Evidentemente siamo ridotti male se la stampa si interessa di queste cose»

Tanto che lo "spiritoso" parroco ha deciso da appeso un secondo cartello rivolto proprio ai giornalisti   - definiti "onnipotenti della notizia e sedicenti formatori della opinione pubblica" – che si conclude con il motto latino: “Castiga ridendo mores”. Ovvero, meglio castigare ridendo, sdrammatizzando.

Almeno Don Felice, rispetto ai suoi bacchettoni predecessori, ha avuto il merito di metterci un po’ d’ironia.   Certo però che, se come dice lui  la stampa dev'essere ridotta alla frutta per interessarsi a queste cose, anche  la Chiesa potrebbe rivolgere la propria attenzione a questioni più profonde e spirituali.  Considerato che, di questi tempi,  rispetto a ombelichi e pance in bella vista,  "maiora premunt."
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domenica, 04 giugno 2006

Udite udite! Il Vaticano vuole far fuori Mara Venier. In pratica, pare che la sua presenza a Domenica In non sia più gradita dalle parti di San Pietro e che Fabrizio Del Noce (direttore di RaiUno) non abbia intenzione di contraddire la Santa Sede. Questo almeno riporta il Corriere della Sera a pagina 41. «Del Noce mi caccia e dice che gliel'ha chiesto il Vaticano - Mara Venier: la causa sarebbe una serata pro-Veltroni» (questo il titolo dell'articolo). Ebbene sì, all'origine della presunta trombatura della signora della domenica Rai ci sarebbe anche la non gradita partecipazione di Mara a una serata per il neo-rieletto sindaco di Roma. Com'è come non è, la Venier domani andrà dall'avvocato a denunciare Del Noce. «Questa si chiama rappresaglia - conclude la futura signora Carraro (si sposerà il 28 giugno) - Voglio capire cosa vuol dire Vaticano: il Papa? Il Cardinal Ruini? Cosa avrò fatto di male?». Siamo curisosi di vedere come andrà a finire.

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giovedì, 01 giugno 2006
Caccia all'uomo, ma in versione telematica. Un tipico caso di "Internet Hunting" come lo chiama l'International Herald Tribune che ha raccontato la strana storia in prima pagina. In realtà la vicenda prende origine da una banalissima storia di corna: in Cina un marito tradito si rivolge a internet per punire gli adulteri, ma invece di riceverne appoggio morale e consolazione la gente dalla rete organizza un'incredibile caccia all'uomo, vera però. Una storia che ci ricorda forse altri tempi, quelli del delitto d'onore tanto per capire. Il "cornuto" di turno si  nasconde dietro uno pseudonimo ma non esita invece a a rivelare il nome del rivale e tutti i dettagli di questa torbida vicenda amorosa. E a questo punto succede il finimondo, grazie alla rete. La comunità reagisce via internet pubblicando l'indirizzo esatto del ragazzo, l'università dove studia, c'è addirittura qualcuno che si spinge fino a fornire un identikit del giovane "peccatore". Insomma siamo in una moderna storia di caccia alle streghe. Un'ondata d'indignazione si sfoga in rete suggerendo il castigo da applicare al giovane studente dal comportamento troppo disinvolto: il colpevole andrebbe messo in gabbia e buttato nel fiume. La faccenda diventa surreale quando il padre del poveretto, preoccupato per la sorte del figliuolo accetta di parlare con i giornalisti. Ma non è tutto, la storia si gonfia al punto tale che il diretto interessato decide di passare al contrattacco registrando un breve video da diffondere in rete. Il contenuto è ovvio: non è vero niente, questa storia di corna è falsa e altre amenità pur di scrollarsi di dosso l'ira della popolazione. Niente da fare, il furore del popolo continua e c'è chi appprofitta dell'occasione per appoggiare il governo nel suo atteggiamento favorevole alla censura su internet. Purtroppo tutto questo non è fiction è realtà. Triste realtà
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categoria:internet, interent